Genitori e figli - E un giorno all'improvviso...l'adolescenza

 
Il miglior modo per uscirne è sempre passarci attraverso (R. L. Frost)

L'adolescenza di un figlio rappresenta sempre un momento di potenziale "crisi" per l'equilibrio familiare. Genitori e figli si ritrovano a dover ristrutturare il loro modo di stare insieme, di comunicare; istanze ed esigenze si contrappongono ed è facile ipotizzare che, in un simile quadro, conflitti più o meno intensi siano sempre pronti a manifestarsi.

Il contrasto all'interno della relazione genitore e figlio adolescente è da considerarsi quasi inevitabile. L'adolescente ha bisogno di affrancarsi dalla figura genitoriale, di muovere i propri passi autonomamente sulla strada che lo condurrà a diventare adulto, ma è anche una persona che vive un profondo conflitto interno: ritrovarsi in un corpo che cambia, la necessità di ridefinire la propria identità,  il bisogno di essere riconosciuto e accettato dai coetanei per potersi così riconoscere e accettare a propria volta, la pulsione a "lasciare il nido" ma anche la paura a farlo che spinge gli adolescenti in quei tipici processi altalenanti tra movimenti verso l'esterno, in cui rivendicano la loro indipendenza e il loro "essere grandi", a momenti in cui sembrano indietreggiare e rifugiarsi in atteggiamenti quasi infantili.

Un genitore che ha vissuto l'adolescenza di un figlio sa quanto impegno e attenzione essa richieda, ma stiamo parlando di una tappa evolutiva tanto obbligata quanto necessaria per lo sviluppo di individui sani ed autonomi.

Non dovremmo tuttavia scordare che siamo stati noi stessi adolescenti e credo che ripescare nella memoria quei tempi, i pensieri, le emozioni, le difficoltà che noi stessi abbiamo vissuto in prima persona potrebbe aiutarci a comprendere cosa stiano vivendo i nostri figli, magari riuscendo a rivedere in loro una parte di noi stessi e dei nostri vissuti.

L'empatia e l'ascolto sono il nutrimento di ogni relazione sana e più che mai in queste particolari fasi della vita. Empatia, ascolto, comprensione non significano, però, mettere in secondo piano le regole che ogni genitore è tenuto a dare. Non è soltanto una mera questione di disciplina: un sistema di regole dà sicurezza, anche in un momento in cui paradossalmente il bisogno è quello di infrangerle. Per quanto siano contestate, per quanto possano generare conflitto, offrono comunque uno spazio definito e sicuro, un limite che l'adolescente cercherà di mettere in discussione, ma questo fa parte del suo "compito evolutivo"... Compito del genitore è definire e mantenere quel limite.

 

In famiglia, tutto sembra diventare motivo per accesi confronti: il modo di vestirsi e l'ordine da tenere in casa, ma anche temi enormi come la fame nel mondo e il perchè delle guerre. Ci ritroviamo, con la stessa veemenza, coinvolti in vivaci dibattiti sull'ora in cui rientrare o discussioni da cui sembra dipenderà il destino del pianeta..........e con la sensazione che tutto avvenga senza soluzione di continuità...

Quasi sempre, comunque, il tema dell'autonomia è presente un po' in tutte le discussioni: autonomia per quanto riguarda la cura della propria immagine, autonomia di pensiero, di ragionamento morale, di opinione politica...

Ci si è chiesto, in diversi studi psicologici, quale fosse l'approccio migliore che un genitore dovesse adottare nei confronti di un figlio: risulta essere più efficace uno stile permissivo o uno stile autoritario? Dobbiamo concedere tutto o usare il pugno di ferro? 

Tra gli stili che un genitore può adottare citiamo le distinzioni proposte dalla Baumrind e da Maccoby e Martin: Genitore Autorevole, Autoritario, Permissivo, Permissivo Indifferente. Nell'adolescenza, la conduzione più dannosa è risultata essere quella permissiva (Berger), soprattutto se caratterizzata da un disinteresse sostanziale di ciò che il figlio fa, desidera fare, prova ecc. (Permissivo Indifferente). Si tratta di un approccio basato su basse aspettative nei confronti del figlio, soprattutto in termini di maturità e autocontrollo. Può esservi un certo livello di dialogo, ma è perlopiù assente un sistema di regole e un modello di condotta.

Vi sono evidenze che dimostrano come la conduzione permissiva, soprattutto se di tipo "indifferente", crei una situazione tale per cui aumentano i rischi di scarsa stima di sé, depressione, scarso rendimento scolastico, comportamenti antisociali.  Alcuni recenti studi avrebbero trovato una correlazione tra stile genitoriale permissivo e comportamenti a rischio (consumo di alcol o droghe) tra i minori.

Anche la conduzione autoritaria presenta criticità: produce forte conflittualità, è carente la comunicazione,  perchè manca la capacità di ascoltare; non vi è confronto tra opinioni e, in generale, è uno stile caratterizzato da una eccessiva rigidità. I figli non sono stimolati ad essere indipendenti, autonomi e a conoscere i propri limiti, ma viene loro insegnato ad aderire passivamente alle richieste e alle aspettative della società. È uno stile che ha ripercussioni sull'autostima e sull'immagine che i ragazzi avranno di sé, due variabili che incidono profondamente nel modo in cui l'individuo si affaccia ed entra nel mondo, con ripercussioni in termini di competenze sociali, rendimento scolastico e lavorativo.

Lo stile genitoriale più efficace è risultato essere quello definito autorevole, che presenta buona qualità della comunicazione, negoziazione delle regole, un buon livello di controllo (la capacità del genitore a stimolare comportamenti adeguati) e un altrettanto buon livello di supporto, sostegno e vicinanza emotiva. Il genitore autorevole è colui che maggiormente riesce a stimolare lo sviluppo di autostima, assertività, responsabilità e autonomia del figlio. Si tratta di un genitore che sa stabilire regole e linee guida, pur rimanendo disponibile a mettere in discussione il proprio punto di vista e ad ascoltare le richieste del figlio, del quale sa valorizzare il bisogno di indipendenza, ma ugualmente sa far valere la propria autorità attraverso regole chiare, motivate e applicate in modo coerente.

Il migliore degli stili che possiamo adottare, tuttavia, si rivelerà poco efficace se non ci preoccuperemo di creare un'alleanza tra genitori e, in generale, tra le figure di riferimento coinvolte nell'educazione dei nostri ragazzi. Ancora una volta l'accento è sul dialogo, sul confronto e sullo scambio di opionioni costruttive che porti gli adolescenti ad avere intorno a sé persone unite nella condivisione di un linguaggio, di valori e principi; adulti che sappiano anche affrontare in modo sano uno scambio di opinioni su visioni diverse. Il nostro agire è sempre un momento educativo per i nostri figli, che imparano da noi soprattutto guardandoci.

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