LE PAROLE DELLA PSICOLOGIA: “LA PROFEZIA CHE SI AUTOAVVERA”

 

Noi gittiamo il mal seme nel core;

Ma dell’opra l’uom sempre è il signore.

(“Macbeth”, W. Shakespeare)

 

Le nostre aspettative rispetto ad un evento possono influenzare il nostro comportamento

fino a determinare il fatto che ciò che stiamo pensando si avveri oppure no.

Si chiama la profezia che si autoavvera: un nome curioso per indicare un fenomeno molto conosciuto in psicologia. Nessun potere sovrannaturale o magico, naturalmente, ma cosa si intende, allora? La 'profezia che si autoavvera' si verifica quando facciamo una previsione su come andrà un determinato evento oppure quando ci aspettiamo che certe persone si comporteranno in un determinato modo e…. i fatti confermano tali previsioni. Dunque? Semplicemente potremmo sostenere di essere dotati di quello che possiamo chiamare una sorta di “sesto senso”, quello che ci fa dire “lo dicevo, io!”. In realtà, nella profezia che si autoavvera, la previsione iniziale si realizza per il solo fatto di essere stata espressa: siamo noi in pratica che, perlopiù inconsapevolmente, faremo in modo che le cose vadano esattamente come avevamo pronosticato. La predizione genera l’evento e l’evento verifica la predizione. Vediamo come questo sia possibile.

La profezia che si autoavvera si ha quando un individuo, convinto o timoroso del verificarsi di eventi futuri, altera il suo comportamento in un modo tale da finire per causare tali eventi.

La ‘profezia che si autoavvera’ è un fenomeno ampiamente studiato e dimostrato, conosciuto non solo in psicologia, ma anche in altri ambiti, come la sociologia e l’economia. Prendiamo l’esempio di quello che succede in una campagna elettorale: un candidato che conosca le regole della comunicazione,  sa che è molto più vantaggioso rilasciare dichiarazioni in cui si pronostica la propria vittoria. Ciò induce una inconsapevole tendenza nei potenziali elettori a confermare tale profezia, che si traduce in un sensibile aumento dei consensi. Al contrario, dichiarare di non credere nella propria vittoria, può indurre apatia o rassegnazione negli stessi potenziali elettori che si concretizza in una diminuzione di voti.

 

PSICOLOGIA, PREGIUDIZI E PROFEZIE

Supponete di credere, per una qualunque ragione, che le persone che provengono da un certo paese tendano a essere benevole e cortesi. Quando incontrerete una di queste persone probabilmente vi comporterete con una cordialità che verra ricambiata. Finirete così per trovare simpatica quella persona, proprio come pensavate che sarebbe successo. Se invece vi aspettate che quelle stesse persone siano ostili e scortesi, l’esito potrebbe essere diametralmente opposto. Si tratta di un esempio che ben fa comprendere un atteggiamento molto diffuso e radicato, che opera spesso nella nostra percezione dell’altro, in ogni situazione ed ambiente. Le nostre impressioni iniziali creano comportamenti ad esse conformi. 

Le aspettative che nutriamo nei riguardi di un’altra persona fanno sì che questa agisca in modo da confermare tali aspettative

Se fossimo consapevoli dell’influenza che agiamo sugli altri, potremmo cercare di tenerne conto nel formulare i nostri giudizi. Purtroppo, invece, generalmente non riconosciamo neppure i più chiari e manifesti schemi preconfezionati che operano in noi.

 

A SCUOLA: LE PROFEZIE CHE INFLUENZANO LA VITA FUTURA

Le profezie che si autoavverano possono operare in ogni ambiente e situazione: a casa, sul lavoro e in classe. I risultati degli studi compiuti in classi scolastiche, dovrebbero farci seriamente riflettere sulle conseguenze a cui possono condurre i nostri processi inconsapevoli.

Per la realizzazione di questi studi, i ricercatori comunicavano agli insegnanti di scuole elementari i nominativi di alcuni alunni che, secondo i risultati di fantomatici test, sarebbero “sbocciati” intellettualmente nel corso dei mesi immediatamente successivi: si trattava di bambini, dicevano agli insegnanti, che dimostravano potenzialità superiori alla media.  In realtà, i ragazzi erano stati selezionati in maniera casuale. Successivamente, durante l’anno scolastico, tutti gli alunni venivano sottoposti a test. I ragazzi ai quali venivano attribuite in modo assolutamente arbitrario, maggiori doti intellettuali tendevano a dare prestazioni migliori dei loro compagni di classe; e non solo secondo le valutazioni degli insegnanti, ma in test obiettivi. Le elevate aspettative degli insegnanti nei confronti di questi ragazzi in qualche modo si traducevano, nel corso di alcuni mesi, in un effettivo miglioramento delle loro prestazioni. La ragione può essere che gli insegnanti dedicavano agli studenti maggiore attenzione e assegnavano loro compiti più interessanti quando si aspettavano che dessero prestazioni di alto livello. Questo tipo di comportamento da parte dell’insegnante migliorava il rendimento degli studenti. Gli studi furono ripetuti in tempi e scuole diverse, e i risultati non cambiarono. 

È importante sottolineare che gli insegnanti coinvolti negli studi, erano sinceramente convinti di essere assolutamente imparziali con i propri alunni e di non riservare trattamenti diversi a seconda dell’aspettativa che nutrivano per ognuno di essi. La relazione con i diversi alunni era indiscutibilmente stata influenzata dal tipo di informazione che gli insegnanti avevano ricevuto e che aveva creato in loro delle aspettative rispetto alle prestazioni, ma tali influenze avevano agito in modo del tutto inconsapevole. 

Possiamo facilmente intuire, alla luce di questi risultati, quanto le conseguenze di pregiudizi o aspettative possano essere significative sulla vita di un individuo!

Quanto siamo vulnerabili agli effetti delle aspettative altrui, in particolare a quelle persone, come insegnanti o datori di lavoro, che hanno un qualche potere su di noi? 

 

NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

Le profezie che si autoavverano operano, naturalmente, anche nel mondo del lavoro. I preconcetti di un datore di lavoro possono, ad esempio, predeterminare l’esito di domande d’impiego. Gli addetti alla selezione del personale che considerano un particolare candidato inadatto a una posizione, probabilmente lo sonderanno alla ricerca di informazioni negative, mentre quelli con preconcetti positivi tenderanno a dedicare del tempo ad acquisire e a dare informazioni positive. In uno studio che inscenava finti colloqui di lavoro, i partecipanti intervistarono candidati di diverse etnie. Quando avevano a che fare con persone di etnia diversa dalla propria, i partecipanti conducevano colloqui più brevi e sedevano più discosti, e questo faceva sì che i candidati reagissero in maniera meno sicura ed efficace. Non dimentichiamo che i comportamenti non verbali che si mettono in atto in questo tipo di relazioni out-group (con membri di gruppi che percepiamo diversi dal nostro), sono perlopiù inconsapevoli. 

I comportamenti affetti da pregiudizio, anche se agiti inconsapevolmente, sono estremamente potenti nell’influenzare le relazioni e mantenere vivo il pregiudizio. 

Le profezie che si autoavverano, inoltre, limitano le opportunità di chi un lavoro lo ha già. Sono numerosi e sottili i modi in cui un datore di lavoro può generare conferme dei propri stereotipi. Un supervisore che regolarmente interrompe i suoi collaboratori o le sue collaboratrici, vuole comunicare, più o meno consapevolmente, che i loro contributi sono insignificanti, danneggiandone la fiducia in se stessi. Un capo che delega responsabilità ad una persona ma poi controlla ogni minimo dettaglio, non solo manifesta la sua mancanza di fiducia, ma nega anche l’opportunità di dimostrare la propria competenza, oltre ad influenzare negativamente in questa persona la percezione di sé e del proprio livello di autostima. 

 

IN FAMIGLIA…

Anche in famiglia, i processi inconsapevoli influenzano il nostro agire. Nell’ambiente in cui i legami sono più profondi e stretti, i vissuti emotivi giocano un ruolo preponderante nel dare forma alla rete relazionale che unisce ogni singolo componente. Ascoltarsi e osservarsi in prima persona, permette maggiore consapevolezza sui propri atteggiamenti e comportamenti e, di conseguenza, a rendere la relazione maggiormente funzionale al benessere di tutto l’organismo famiglia.

Se si percepisce una situazione come problematica, si rischia senza volerlo di mettere in atto comportamenti che portano esattamente alla conferma dei nostri timori.

Facciamo un semplice esempio che può rendere chiaro il meccanismo alla base della profezia che si autoavvera: un genitore inizia a chiedersi se il figlio adolescente non si stia comportando in modo un po’ strano. Il genitore si è reso conto che il figlio parla molto poco in famiglia,  spesso è chiuso nella sua camera, passa ore al telefono. Potremmo pensare che questo genitore cominci a fare sempre più domande al figlio, mostrarsi insistente nel chiedere spiegazioni, che ne origli le telefonate o tenti di costringerlo con rimbrotti a passare meno tempo solo nella sua camera. In tutta risposta, possiamo immaginare il figlio che dà informazioni ancora più vaghe, si chiuda in camera più spesso e inizi anche a rientrare sempre più tardi, quando esce la sera. Il comportamento del figlio sarebbe una reazione a quello del genitore, ma ciò che quest’ultimo noterebbe sarebbe l’acuirsi di quei segnali che interpretava come preoccupanti. Lungi da vederli per quello che sono e cioè una reazione al proprio comportamento, li interpreterebbe come la prova che i suoi sospetti erano fondati.

Come sempre, la soluzione è nella conoscenza di sé. Ascoltarsi e osservarsi, abbiamo detto: portare alla luce i nostri atteggiamenti inconsapevoli e in quanto tali non controllati. Approfondire la conoscenza dei nostri processi interiori, contattare il nostro mondo emotivo è un'esperienza affascinante che ci restituisce potere sulla nostra vita, una migliore relazione con se stessi e con gli altri. 

 

 

 

 

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