I disturbi d'ansia

La nostra ansia non viene dal pensare al futuro, ma dal volerlo controllare.
(Khalil Gibran)

Provare ansia di fronte a situazioni stressanti o minacciose, è un’esperienza che accomuna la maggior parte delle persone. L’ansia è considerata anormale solo quando si prova in situazioni che la maggior parte delle persone affronterebbe senza difficoltà. I disturbi d’ansia possono prendere la forma di ansia generalizzata, disturbo di panico, disturbi fobici e disturbi ossessivo-compulsivi.

L’ansia si manifesta con sintomi di vario genere:

  • sintomi fisiologici o somatici (accelerazione del battito cardiaco, perspirazione, tensione muscolare): si tratta delle naturali modificazioni fisiologiche della risposta di attacco o fuga, che preparano il corpo a combattere la minaccia o fuggire da essa;
  • sintomi cognitivi, come temere di stare male o, come negli attacchi di panico, aver paura di impazzire o di morire; 
  • sintomi comportamentali

Tutti i sintomi possono essere altamente adattivi se si sviluppano di fronte a una minaccia reale; diventano disadattivi quando non c’è un concreto pericolo da combattere o sfuggire, o se sono sproporzionati rispetto ad esso.

 

Disturbo d’ansia generalizzato

Si caratterizza per ansia e preoccupazione eccessive in relazione ad alcuni eventi o attività (come prestazioni lavorative o scolastiche). Ansia e preoccupazione sono controllate con difficoltà e appaiono sproporzionate per la reale minaccia insita nell'evento. I sintomi che si possono sperimentare sono irrequietezza, difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria, irritabilità, tensione muscolare e alterazione del sonno. Uno degli aspetti che rende le sintomatologie legate all'ansia particolarmente debilitanti è la caratteristica di protrarsi nel tempo. Si parla di disturbo d'ansia quando i sintomi si manifestano per un lungo arco di tempo (almeno 6 mesi) e si presentano con frequenza.

 

Disturbo di panico

L’attacco di panico è un episodio di ansia o terrore acuti e schiaccianti. Durante l’attacco di panico, la persona  è certa che gli sta accadendo qualcosa di terribile e sperimenta sintomi come palpitazioni, respiro mozzo, perspirazione, tremori muscolari, senso di svenimento e nausea. Durante un attacco di panico grave, la persona teme di impazzire o, anche, morire.

Alcuni studi¹ hanno rilevato che il 28% degli adulti sviluppa occasionalmente attacchi di panico, specialmente durante i periodi di stress. Si tratta di eventi disturbanti, ma isolati che non compromettono il modo di vivere di una persona. 

Quando gli attacchi di panico non sono più accadimenti sporadici e si comincia a provare la paura di ripeterne l’esperienza, allora si può parlare di disturbo di panico. 

Alcune delle persone con disturbo di panico, sviluppano anche agorafobia: temono, cioè, qualsiasi luogo in cui possono restare intrappolate o incapaci di ricevere aiuto in caso d’emergenza. E l’emergenza più temuta è, appunto, poter avere un attacco di panico.

L’agorafobia indica la paura per i luoghi affollati o degli spazi molto ristretti da cui può essere difficile scappare, come un autobus, un ascensore o la metropolitana, oppure è il timore di stare da soli in ampi spazi aperti come un prato o una spiaggia deserta. Tutti questi luoghi rappresentano una minaccia per chi soffre di agorafobia, perchè si prova la paura che in caso di attacco di panico non si riuscirebbe a scappare o a trovare aiuto. Le persone con agorafobia evitano tutti i luoghi che temono, limitando significativamente le loro attività, ma ciò rischia di modificare sensibilmente il proprio stile di vita e il proprio agire nel quotidiano.  Ci si trova, infattii, ad evitare determinati luoghi, perchè si sente che così si riduce l’ansia e, allo stesso tempo, si tende a rimanere solo in certi posti ritenuti sicuri, come la propria casa. Questi evitamenti sono definiti comportamenti di difesa e tendono ad essere costantemente rinforzati (vengono avvertiti come efficaci e quindi costantemente ripetuti, fino a farli diventare abitudini).

 

Fobia

La fobia è l’intensa paura di uno stimolo o di una situazione che la maggior parte delle persone non considera particolarmente pericolosi. Generalmente, vi è consapevolezza che la paura è irrazionale, ma nonostante ciò si prova ansia, che si tenta di alleviare tramite l’evitamento dell’oggetto o delle situazioni temute. 

Molti di noi possono dire di avere qualche paura irrazionale: quelle per i serpenti, gli insetti o per l’altezza sono tra le più comuni. Una paura non è considerata un disturbo fobico, fintanto che non interferisca significativamente con la vita quotidiana. Le cose cambiano se, ad esempio, non possiamo prendere un ascensore, perchè siamo terrorizzati dai luoghi chiusi, oppure non possiamo andare a cinema o a teatro, perchè abbiamo paura della folla.

Le fobie si suddividono in tre ampie categorie: le fobie semplici, le fobie sociali e l’agorafobia. 

L’agorafobia è stata descritta nel paragrafo precedente, a proposito degli attacchi di panico. 

La fobia semplice riguarda la paura per un oggetto, un animale o una situazione specifici. A volte si sviluppano tipi diversi di fobie, focalizzate su oggetti diversi, e ciò aumenta il rischio di pesanti interferenze con molti aspetti della vita. Alcune fobie possono presentare interconnessioni con un comportamento ossessivo compulsivo.

La fobia sociale riguarda un sentimento di estrema insicurezza nelle situazioni sociali nelle quali ci si senta esposti al possibile esame degli altri. Può riguardare diversi gradi di interazione sociale (avere una conversazione, incontrare persone sconosciute), essere osservati (es. mentre si mangia), o eseguire una prestazione di fronte ad altri (es. tenere un discorso).

Ciò di cui si ha paura è tradire la propria ansia tramite segnali quali il tremore delle mani, l’arrossire o il tremito della voce, segnali che si teme saranno valutati negativamente (perchè imbarazzanti, umilianti, porteranno al rifiuto). Si tratta di paure generalmente irrealistiche, perchè la situazione temuta poi non si verifica (chi teme di balbettare, arrossire, tremare, cadere, poi non lo farà e si comporterà normalmente). Tra le paure maggiormente raccontate ci sono il parlare in pubblico o il mangiare in pubblico.

 

Disturbo ossessivo-compulsivo

Le ossessioni sono persistenti intrusioni di pensieri, immagini o impulsi indesiderabili, che suscitano ansia.

Le compulsioni sono spinte irresistibili ad eseguire certe azioni o rituali per ridurre l’ansia. 

I pensieri ossessivi sono spesso legati ad azioni compulsive (ad esempio, la paura dei microbi, può  portare alla compulsione di lavarsi innumerevoli volte le mani). Sia nel pensiero ossessivo che nell’azione compulsiva, la caratteristica centrale di questo disturbo è l’esperienza soggettiva di perdita di controllo e dell’impossibilità di liberarsi di certi pensieri o di non mettere in atto certi comportamenti.

È esperienza comune avere pensieri ricorrenti persistenti (‘avrò spento il gas?’) o un forte desiderio di mettere in atto comportamenti ritualistici (mettere in un determinato ordine tutte le cose sopra la scrivania, prima di iniziare il lavoro). Ma nel disturbo ossessivo-compulsivo, tali pensieri e azioni occupano tanto tempo da interferire gravemente con la vita quotidiana. Le persone riconoscono che i loro pensieri sono irrazionali e le loro azioni insensate, ma cercare di resistere porta ad incrementare il loro livello d’ansia e provano sollievo alla tensione solo quando la compulsione viene messa in atto.

Le compulsioni assumono una varietà di forme, fra cui le due più comuni sono lavarsi e controllare. Si tratta di un disturbo altamente stressante e che richiede una grande quantità di tempo ed energia, risultando così altamente disadattivo.

 

 

¹ Kessker, Chiu, Jin, Ruscio, Shear & Walters, 2006

 

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